pace-sviluppo
giovedì, 25.01.07
Forum Economico di Davos: la svolta ecologica
Mentre a Nairobi, in Kenya, il Forum Sociale Mondiale procede con il contorno di polemiche dovuto ai prezzi del biglietto di ingresso (troppo alti per permettere ai poveri di partecipare) e sulle linee guida da dare allo sviluppo a Davos, in Svizzera, si è aperto l’annuale Forum Economico con una inattesa quanto gradita svolta del mondo economico dei paesi più ricchi del pianeta: la presa di coscienza che ecologia ed economia vanno a braccetto e che se il pianeta continuerà sulla strada del deterioramento ecologico, dei cambiamenti climatici e dell’aumento dei gas serra l’economia sarà la prima a risentirne.
lunedì, 20.11.06
Ambiente: ancora una fumata nera da Nairobi
E’ ormai chiaro che il protocollo di Kyoto che impegnava i paesi industrializzati a tagliare entro il 2010 di un valore compreso tra il 5 e l'8 per cento le emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990, non ha funzionato come ci si aspettava. La conferenza di Nairobi sulle mutazioni climatiche è stata impietosa nello stabilire che il protocollo di Kyoto non è altro che un gigantesco inganno.
sabato, 11.11.06
Cambiamenti climatici fanno sciogliere ghiacciai dell'Africa
KAMPALA - I cambiamenti climatici stanno provocando lo scioglimento di una leggendaria distesa di ghiaccio nell'Africa equatoriale, che presto potrebbe dissolversi mettendo a rischio le riserve di acqua per centinaia di migliaia di persone, ha detto ieri un esperto di clima.
Le montagne del Ruwenzori - note anche come "Montagne della Luna" - si trovano al confine tra Uganda e la Repubblica democratica del Congo e sono una delle principali attrazioni turistiche dell'Uganda.
Ma l'aumento delle temperature sta facendo sciogliere i ghiacci che si trovano sulle vette, e alcuni scienziati ritengono che questi potrebbero dissolversi in venti o trent'anni.
"I ghiacciai si stanno riducendo", ha detto a Reuters James Magezi-Akiiki, specialista in cambiamenti climatici del ministro dell'Ambiente ugandese.
"Si sono già ridotti del 60% dal 1910. Se le temperature continuano a salire, ci sono buone possibilità che (i ghiacciai) scompaiano", ha aggiunto l'esperto.
Secondo gli scienziati, i ghiacciai tropicali come quello del Kilimanjaro in Tanzania, la montagna più alta dell'Africa, sono particolarmente sensibili ai mutamenti climatici.
"La stessa cosa sta succedendo al Kilimanjaro... Da bianco è diventato marrone", ha detto Magezi-Akiiki.
Da uno studio realizzato nel 2002 emerge che il Kilimanjaro ha perso oltre l'80% dei suoi ghiacci negli ultimi cento anni, con la conseguente riduzione delle scorte di acqua per gli abitanti dell'area.
venerdì, 10.11.06
Vertice sui cambiamenti climatici: gli allarmi per l'Africa
Da qualche giorno è iniziato a Nairobi, in Kenya, il vertice sui cambiamenti climatici. Particolarmente interessati ai risultati del vertice sono i paesi africani specialmente quelli compresi nella fascia sub-sahariana e nella regione dei grandi laghi. Infatti è sempre più evidente l’impatto del surriscaldamento del pianeta in special modo in queste aree dove negli ultimi anni si è assistito ad un aumento dei periodi di siccità accompagnato da eventi estremi come quelli che hanno colpito l’Etiopia nel mese di luglio e che hanno causato centinaia di vittime. Non solo, il surriscaldamento sembra essere anche la causa del diffondersi della malaria nelle alte terre africane la dove non si erano mai registrati casi di questa malattia data la “più bassa” temperatura. A lanciare l’allarme è Grace Akumu, direttrice dell’organizzazione non governativa (ong) ‘Climate network Africa’ che rivela: “Abbiamo cominciato a sperimentare la malaria anche fuori dalle zone consuete di prevalenza; la malattia si sta diffondendo anche nelle zone montuose”. L’allarme non riguarda solo il diffondersi delle malattie ma evidenzia anche l’impatto sulle già fragili economie locali. Infatti viene fatto notare come i pascoli e le regioni costiere dell’Africa orientale e in particolare dell’Etiopia, la regione dei Grandi Laghi e principalmente Ruanda e Burundi, i sistemi aridi e semiaridi del Sahel come quelli del Niger meridionale e del Ciad, infine la maggior parte delle zone aride dell’Africa meridionale siano ad alto rischio di desertificazione. Questo evento coinvolgerebbe immancabilmente le economie locali basate sull’allevamento e sull’agricoltura di sussistenza e aggraverebbe lo stato di povertà delle popolazioni locali.
A Nairobi non si discute solo delle conseguenze dei cambiamenti climatici ma anche della futura politica energetica da adottare per contrastare l’ormai quasi inarrestabile aumento medio della temperatura del pianeta. Quindi oltre a chiedere agli stati aderenti di rivedere i valori di emissione stabiliti con il protocollo di Kyoto si analizzano le fonti di energia pulita e rinnovabili. In particolare, proprio per l’Africa, è allo studio una serie di incentivi riguardanti il settore fotovoltaico e quello eolico per la produzione di energia elettrica nei territori dove sono assenti o insufficienti i grandi corsi d’acqua mentre incentivi per la costruzione di centrali idroelettriche sono previsti per quelle aree attraversate dai grandi corsi d’acqua come il Nilo, il Congo, lo Zambezi e relativi affluenti (molto spesso veri e propri grandi fiumi).
Un altro argomento che viene trattato con particolare interesse è il progressivo e incontrollato disboscamento al quale sono soggette le grandi aree verdi del pianeta quali la Grande Foresta Amazzonica e le foreste pluviali del bacino del Congo, veri e propri polmoni mondiali. Sono allo studio sistemi di controllo e di rimboschimento per queste aree anche se un vero e proprio sistema di controllo sta incontrando le resistenze di diversi governi che sul commercio del legname hanno basato una buona percentuale della loro economia.
Insomma, complessivamente il vertice di Nairobi sta alzando il velo sui molti fattori che sono alla base del surriscaldamento del pianeta e sulle conseguenze che de derivano nel presente e che ne deriveranno nel futuro ma soprattutto sta evidenziando la necessità di agire subito e senza tentennamenti in special modo per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo.
Elisa Arduini
martedì, 07.11.06
L'Africa guarda a Nairobi
L’Africa guarda a Nairobi
La seconda fase del Protocollo di Kyoto è al centro della dodicesima Conferenza internazionale sul clima che si apre oggi 6 novembre 2006 a Nairobi, in Kenya. Il summit durerà due settimane. Il suo scopo è la ricerca di soluzioni per ridurre le emissioni di CO2 oltre il 2012 e aiutare i paesi a adattarsi ai cambiamenti climatici.
Accettando il protocollo di Kyoto nel 1997, i paesi industrializzati si sono impegnati a ridurre, entro il 2012, le loro emissioni di CO2 del 5.2% rispetto al 1990. Tuttavia, recentemente le Nazioni Unite hanno pubblicato nuovi dati che mostrano una tendenza al rialzo delle emissioni dei gas ad effetto serra.
La Conferenza di Nairobi inizia esattamente una settimana dopo la pubblicazione dell'allarmante rapporto sul riscaldamento climatico realizzato dall'economista britannico Nicholas Stern, ex capo economista della Banca mondiale.
Gli ecologisti hanno più volte sottolineato che gli sforzi per invertire la tendenza al surriscaldamento climatico non possono dare i loro frutti se paesi come gli Stati Uniti, la Cina o l'India non partecipano agli sforzi comuni. Inoltre, a partire dal 2015, il 50% delle emissioni di gas nocivi dovrebbe provenire dai paesi in via di sviluppo.
Secondo i recenti dati pubblicati dall'ONU, i paesi industrializzati sono ancora molto lontani dagli obiettivi fissati dal Protocollo di Kyoto. I dati mostrano in effetti un aumento totale del 2.4% delle emissioni tra il 2000 ed il 2004 per quel che riguarda 41 paesi. Al momento la fissazione di nuovi limiti d'emissione per il dopo 2012 appare dunque poco realista. I paesi industrializzati vogliono vedere degli impegni concreti anche da parte dei paesi emergenti prima di presentare le proprie misure di riduzione.
Una delle principali questioni in gioco a Nairobi riguarda l'adattamento ai cambiamenti climatici, in particolare il sostegno da garantire ai paesi in via di sviluppo. In occasione della riunione informale di Zurigo, i ministri avevano promesso degli aiuti in favore dei paesi più poveri. In relazione alla Convenzione ONU sui cambiamenti climatici e al Protocollo di Kyoto sono stati creati tre fondi speciali per sostenere il processo di adattamento ed il trasferimento di tecnologie nei paesi in via di sviluppo. In pratica, tuttavia, il sud del mondo non ha ricevuto niente. I soldi sono a disposizione tramite questi fondi. Una delle grandi decisioni di Nairobi riguarderà l'attribuzione delle responsabilità per la loro gestione.
Particolarmente interessati alle decisioni che verranno prese sono i paesi africani dato che proprio l’Africa risulta essere quella più penalizzata dal cambiamento climatico che è causa dell’aumento considerevole del numero di aree interessate da lunghi periodi di siccità e quindi concausa di estremi disagi tra i quali l’aumento delle malattie come la malaria.



