pace-sviluppo

sabato, 10.02.07

Fotografia e guerra: quando le immagini valgono più delle parole

E’ stato assegnato due giorni fa il prestigioso World Press Photo of the Year 2006 ed è andato ad una fotografia di Spencer Platt che ritrae giovani libanesi in una fiammante decappottabile rossa in mezzo alle macerie di Beirut, mettendo in evidenza le contraddizioni di vita della capitale libanese. Una scelta che premia le cosiddette fotografie di guerra, quelle che attraverso le immagini raccontano momenti difficilmente catturabili con un video o raccontandole a voce. Nell’era di internet ci sono centinaia di immagini che raccontano le devastazioni e le conseguenze della guerra oppure che immortalano un momento significativo.

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sabato, 27.01.07

Olocausti moderni: ricordarli nel giorno della memoria

Nel giorno della memoria, quando viene ricordata la Shoah, si commemorano le vittime della più grande strage di innocenti che la storia ricordi, come se fosse possibile dimenticarla, come se fosse possibile cancellare quanto successo nel secolo scorso per mano di uomini pazzi convinti che, nel nome di una razza superiore, un intero popolo doveva scomparire. No, non è possibile dimenticare. Eppure l’umanità ha imparato ben poco da quel tragico periodo, quando chiuse gli occhi per non vedere quanto stava accadendo nei lager tedeschi. Ancora oggi continua a chiudere gli occhi su Shoah moderne, su immani stragi di innocenti che di diverso dalla Shoah ebraica hanno ben poco.

In Darfur (secondo stime Onu) in tre anni di guerra sono stati ammazzati oltre 300.000 esseri umani mentre oltre 2,5 milioni di persone hanno lasciato le loro case, costrette ad auto-deportarsi per sopravvivere. Khartoum ha pianificato e messo in pratica un vero e proprio genocidio, una pulizia etnica fatta con metodi nazisti e perpetrata sotto gli occhi di tutto il mondo senza che nessuno alzasse un dito per evitarlo.

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martedì, 23.01.07

Somalia: necessarie decisioni veloci

Mentre l’Unione Europea discute sulle condizioni per finanziare la missione dell’Unione Africana in Somalia e mentre l’Onu tergiversa sulle regole di ingaggio da dare ai militari della missione di pace, la Somalia continua a essere nel caos totale e migliaia di sfollati premono lungo il confine con il Kenya privi di qualsiasi assistenza nonostante le buone dichiarazioni di intenti formulate dal UNHCR, l’alto commissariato per i rifugiati dell’Onu.

Infatti il timore che in mezzo alle decine di migliaia di sfollati che fuggono dalle violenze ci siano anche i leader delle Corti Islamiche induce il Kenya a tenere ancora chiuse le frontiere con la conseguenza che lungo il confine keniano si sono formati spontaneamente diversi campi di sfollati i quali però non hanno nessun tipo di assistenza ne acqua e cibo. Testimoni citati dal UNHCR riferiscono che le condizioni, già gravi anche prima del conflitto, delle migliaia di sfollati sono ora aggravate dal fatto che essi sono completamente isolati e non possono neanche tornare indietro alle aree di provenienza in quanto nelle stesse ancora si combatte.

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giovedì, 11.01.07

Diritto internazionale violato e danni collaterali.

Il diritto internazionale autorizza uno Stato all'uso della forza armata militare esclusivamente in caso di aggressione da parte di terzi e quindi autorizza il ricorso alla guerra solo come legittimo mezzo di difesa, per sé stessi o a favore di altri Paesi invasi. Il dir. internazionale esclude la possibilità di ricorrere all'uso di mezzi militari in qualsiasi altra circostanza. Solo per motivi di difesa da un'aggressione esterna, verso il proprio Paese o verso i Paesi amici, l'utilizzo della guerra è legittimo. La guerra contro il terrorismo non deve giustificare la violazione del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali: tutti gli Stati devono rispettare gli obblighi internazionali per garantire e difendere le libertà fondamentali dell'uomo.

L’intervento americano in Somalia è una chiara violazione del diritto internazionale in quanto non rientra nei parametri stabiliti dalla legislazione, oltretutto rischia di aggravare seriamente la situazione nel Corno d’Africa in quanto potrebbe innescare un processo di riarmo diffuso e vorticoso.

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mercoledì, 10.01.07

Somalia: gli USA peggioreranno la situazione.

Adesso tutti lo sanno: dietro le vittorie riportate dalle truppe governative e da quelle etiopi sulle Corti Islamiche c’è la lunga mano di Washington. Sono infatti di ieri le notizie di bombardamenti effettuati da parte di truppe americane con aerei ed elicotteri  nei pressi di Badel, nel sud della Somalia. Lo hanno ammesso con candida sincerità gli americani attraverso il portavoce del pentagono. Voci non confermate riferiscono anche della presenza sul terreno di truppe speciali americane al fianco di quelle Etiopi e Somale.

Lo sviluppo è importante e preoccupante allo stesso tempo in quanto delinea una strategia che non coincide con quanto richiesto sia dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che dall’Unione Africana, i quali hanno chiesto che siano truppe dell’Unione Africana a garantire la stabilità in Somalia e hanno diffidato le parti a coinvolgere i civili nei combattimenti.

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venerdì, 05.01.07

Imbarazzante onorevole Sentinelli.

A quanto pare la vice ministro degli esteri Patrizia Sentinelli non riconosce il governo transitorio somalo e rilancia le Corti Islamiche. Fantascienza? Purtroppo no. Accolti dalla popolazione come dei liberatori i soldati regolari somali e i militari etiopi dovrebbero ora, secondo la vice ministro/a, sedersi al tavolo delle trattative anche con le Corti Islamiche.

“L’Italia ha lavorato per l’incontro tra le parti più moderate delle Corti Islamiche e le autorità transitorie, ma il processo è stato interrotto dall’occupazione militare dell’Etiopia” sostiene la Sentinelli “per Roma – ha spiegato il vice-ministro – il governo transitorio non è sufficiente a considerare legittima questa fase: per questo è necessario il coinvolgimento di forze islamiche maggiormente capaci di stabilizzare l’area”.

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giovedì, 28.12.06

Somalia: confermata la presenza di militari eritrei.

Mentre in Somalia la situazione si fa sempre più grave l’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Onu lancia l’allarme umanitario per milioni di persone. Secondo il sistema di allarme rapido per le carestie il conflitto in corso in Somalia aggraverà la già pesante situazione per circa 1,6 milioni di persone. La Somalia infatti è stata colpita di recente da diverse catastrofi naturali per le quali 500.000 persone sono costrette a ricorrere alle strutture internazionali e a riparare nei campi profughi mentre altre 1,1 milioni si calcola che stiano fuggendo dalle aree del conflitto.

Sul terreno le forze etiopi hanno inflitto gravissime perdite alle Corti Islamiche costringendole a ritirarsi da quasi tutte le posizioni conquistate negli ultimi mesi. Da notizie non confermate l’offensiva etiope potrebbe puntare direttamente su Mogadiscio e dare un colpo mortale alle Corti.

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martedì, 26.12.06

L'Eritrea spinge l'Etiopia in guerra con la Somalia

Una doverosa premessa: l’Etiopia sta intervenendo in Somalia per soccorrere il governo provvisorio solo perché spinta a farlo dagli USA e dagli interessi americani in quell’area. Non c’è nessun altro motivo, niente guerra di liberazione, niente soccorso ai fratelli buoni. Tuttavia quello che sta accadendo in Somalia potrebbe nascondere anche un secondo fronte di guerra che, se vogliamo, potrebbe essere addirittura più pericoloso: il confronto tra Etiopia ed Eritrea.

Da mesi la tensione tra i due paesi è tornata a salire e sia Asmara che Addis Abeba non hanno riconosciuto le decisioni prese dalle Nazioni Unite in merito ai confini e all’annosa vicenda relativa al villaggio di Badme. Ma probabilmente sono state le mosse compiute dal governo eritreo a spingere l’Etiopia a intervenire in Somalia

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martedì, 19.12.06

Darfu, Ciad e R.C.A.: Francia e Cina in prima linea

Se venisse confermata la notizia di fonte francese secondo cui i ribelli in Ciad e in Repubblica Centro Africana sarebbero armati dal Sudan con armi cinesi, sarebbe un vero terremoto politico. “Stiamo registrando troppo spesso la presenza di armi cinesi, utilizzate in condizioni che qualche volta violano gli embargo”:ha detto qualche giorno fa parlando di fronte al Senato francese, il ministro della Difesa di Parigi, Michele Alliot-Marie, sottolineando la presenza crescente di armi di fabbricazione o di provenienza cinese in alcuni conflitti africani.

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lunedì, 18.12.06

Africa: finalmente qualcosa di positivo.

Si è svolta nei giorni scorsi a Nairobi in Kenya la seconda Conferenza internazionale sulla Regione dei grandi laghi  alla quale hanno preso parte 11 capi di stato e di governo di Angola, Burundi, Repubblica Centro Africana, Repubblica del Congo, Repubblica democratica del Congo, Kenya, Rwanda, Sudan, Tanzania, Uganda e Zambia. Pace e stabilità, buon governo e democrazia, sviluppo economico e integrazione regionale, aiuti umanitari e questioni sociali sono stati i temi i temi chiave della conferenza.

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Autore: elisaarduini Categoria: guerra e pace Ore: 06:24 Commenta