pace-sviluppo

Internet: l’Africa on line

I dati parlano chiaro, l’Africa è ancora all’ultimo posto nella classifica di diffusione della rete nonostante i passi da gigante fatti nel 2006. A fronte degli 85 milioni di host europei, 43 milioni in Asia e i 14 milioni dell’America Latina, il milione o poco più degli host africani (dei quali oltre il 53% solo in Sud Africa) fa fare all’Africa la figura del pulcino. Le ragioni chiaramente sono da ricercarsi tra le mille difficoltà che il continente è costretto a superare, difficoltà che nel corso degli anni hanno messo questa potente fonte di sviluppo economico all’ultimo posto delle priorità africane. Ma qualcosa sta cambiando e anche i governi africani stanno iniziando a capire l’importanza della rete sia per il commercio che prettamente per lo sviluppo locale.

Nell’ultimo suo rapporto la BMI TechKnowledge  evidenzia come sia il Marocco a guidare la riscossa africana con i suoi 350.000 abbonati al servizio ADSL, seguito dall’Egitto con oltre 150.000 abbonamenti. Ad arrancare sono soprattutto i paesi dell’Africa sub-sahariana con i circa 1.400 host dell’Uganda, i 1800 del Rwanda e del Congo, i 2.300 del Ghana e su su a salire fino ai 13.000 del Kenya. Allo stato attuale, in Africa il 76 per cento delle connessioni Internet avviene in remoto, il 17 per cento è Xdsl, il 4 per cento è via cellulare e il 2 per cento è a banda larga da rete fissa. In futuro ci si aspetta uno spostamento significativo in favore delle tecnologie wireless, anche se l'Adsl resterà dominante soprattutto in Nord Africa.

 

La presa di coscienza sia da parte dei donatori che da parte dei governi dell’importanza della rete per il commercio e quindi per lo sviluppo sta cambiando però questo drammatico quadro della situazione. Secondo Richard Hurst, coautore del rapporto, nei prossimi cinque anni gli investimenti complessivi nelle infrastrutture per l'Adsl e la banda larga wireless supereranno il miliardo di dollari, cifra che non tiene conto, per altro, degli investimenti che i singoli operatori di rete fissa e Gsm faranno nelle loro reti per la fornitura di servizi voce e dati. A questo si aggiungano le previsioni secondo le quali si prevedono sette milioni di connessioni broadband – sia fisse che wireless - per il 2011, e  3,7 milioni di abbonati Dsl.

Questi i dati sulla carta, sul terreno le cose sono un po’ diverse soprattutto per il costo delle singole macchine, dei sistemi operativi e dei programmi da installare. Ho già parlato in altre occasioni del tentativo di diffondere sistemi operativi open source per sopperire all’alto costo dei SO Windows o Mac e, nonostante gli ottimi risultati ottenuti con il SO Ubuntu, è ancora una goccia nell’oceano. Le difficoltà maggiori sono, ancora una volta, riconducibili alla forte propensione che hanno taluni governanti africani alla corruzione. Infatti, senza lanciare accuse a nessuno, troppo spesso ci si trova di fronte a mega-contratti a favore di “alcuni” distributori di sistemi operativi e programmi che fanno a pugni con le esigue possibilità della popolazione.

I sistemi open source potrebbero accelerare di molto la diffusione di internet non solo in Africa ma in tutti i paesi in via di sviluppo in quanto la spesa da sostenere sarebbe solo quella relativa alle infrastrutture e alle macchine le quali per sistemi come Ubuntu necessitano davvero di pochi requisiti, anzi per le macchine più datate, molto diffuse nel terzo mondo, c’è Xubuntu che davvero si installa su qualsiasi macchina. La facilità d’uso è come quella di Windows e la disponibilità di programmi è davvero notevole, praticamente per ogni esigenza. I dati raccolti nei progetti pilota con Ubuntu dimostrano che in pochi giorni persone con zero conoscenza informatica riescono a navigare su internet e a usare tutte le applicazioni.

Concludendo, se si riuscirà a diffondere non solo la tecnologia necessaria (per la quale ci sono anche i finanziamenti internazionali) ma anche i mezzi per accedervi preferibilmente al minimo delle spese, in poco tempo si potrà assistere ad una vera esplosione di internet in Africa. E’ chiaro che per fare questo è necessario accedere alle risorse open source e non a sistemi operativi e programmi a pagamento che in pochissimi si possono permettere, aggirando tutti i tentativi di corruzione che tentano di favorire l’introduzione sul mercato di tali sistemi i quali porterebbero irrimediabilmente ad abituarsi ad essi con la conseguenza che anche i tecnici si troverebbero ad imparare a lavorare solo su determinate piattaforme a pagamento e non, come sarebbe logico, su piattaforme completamente gratuite.

Elisa Arduini

Autore: elisaarduini Categoria: sviluppo Letto 337x volte giovedì, 15.02.07 07:50:49 Permalink Punti "Karma": 11. Ti piace questo articolo? [SI/NO]

Links

Del.icio.usdel.icio.us  Diggdigg  Technoratitechnorati  Blinklistblinklist  Furlfurl  redditreddit

Trackback

  • There are currently no trackbacks for this item.
  • Use this TrackBack url to ping this item (right-click, copy link target). If your blog does not support Trackbacks you can manually add your trackback by using this form.

Esporta:

  • Stampa [print]
  • Feed con commenti: RSS 2.0 comments feed

Aggiungi un commento:

Comments must be approved before being published. Thank you!

Controllo Anti-spam