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Medio Oriente: una conferenza internazionale?
La proposta non nuova ma rilanciata pochi giorni fa dal presidente russo, Vladimir Putin, per l'istituzione di una conferenza internazionale per il Medio Oriente arriva in un momento molto particolare per quell'area. Da pochi giorni Hamas e Fatah hanno raggiunto una intesa per un governo di unità nazionale, ma la conferenza stampa con cui il presidente palestinese Abu Mazen doveva annunciare a chi era stato dato mandato di formare il nuovo governo e che era prevista per ieri è stata rinviata a data da destinarsi, in Libano intanto la tensione è sempre molto alta tra le forze governative e l'opposizione guidata da Hezbollah e il rischio che tutto sfoci in una guerra civile è concreto, l'Iran, ammesso che si possa inserire tra i paesi medio-orientali, con la vicenda del nucleare continua il suo gioco della carota e del bastone, una apertura oggi, due chiusure domani, mentre la Siria sembra attendere immobile gli eventi ma sotto sotto trama e arma Hezbollah. Tra tutto questo marasma c'è Israele con i suoi guai interni e quelli esterni con i palestinesi da un lato e i libanesi (se così si possono chiamare) del Partito di Dio, dall'altro.
"L'iniziativa, che abbiamo lanciato tre anni fa, ha l'obiettivo di trovare soluzioni accettabili per i problemi della regione", ha affermato il leader del Cremlino in una conferenza stampa congiunta con re Abdullah II di Giordania al termine dei loro colloqui nel palazzo reale di Amman. "Vari paesi hanno finora sostenuto questa proposta", ha aggiunto Putin senza però specificare ne di quali paesi si tratta ne quali soluzioni ha in mente.
Certo, Putin sta cercando in tutti i modi di rilanciare l'importanza della Russia nello scacchiere medio-orientale e la sua dichiarazione non viene a caso se si considera che pochi giorni fa, in occasione della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, aveva sparato a zero sulla politica americana in Medio Oriente definendola “disastrosa” e fomentatrice di violenza. Nonostante però le sue ragioni, Putin adotta una politica non molto difforme da quella americana se è vero, e lo è, che rifornisce di armi quasi tutti gli stati e le organizzazioni che attualmente sono in guerra o che vivono momenti di tensione, praticamente la quasi totalità dei paesi medio-orientali.
Ed è proprio in questo contesto che arriva di nuovo la proposta di istituire la fantomatica conferenza internazionale sul Medio Oriente, la quale dovrebbe, nelle intenzioni del capo del Cremlino, trovare le soluzioni alle varie crisi che affliggono la regione che, nel linguaggio russo, significa costringere Israele ad accettare le condizioni poste dai vari gruppi terroristici e dagli stati che stanno dietro di loro. Non solo, il rilancio russo avviene quasi in concomitanza con la riunione del Quartetto diplomatico in cui Usa, Onu, Russia e Unione Europea decideranno la nuova politica nei confronti dell’Autorità palestinese dove, si presume, la Russia farà pressioni affinché venga rimosso l'embargo economico contro l’Autorità Nazionale Palestinese che è in vigore da quando è salito al potere Hamas.
In questa girandola diplomatica russa viene però trascurata la cosa più importante che poi è anche la causa scatenante delle varie crisi medio-orientali: il riconoscimento di Israele. Senza questa condizione indispensabile è perfettamente inutile sedersi a qualsiasi tavolo delle trattative e se Putin fa finta di dimenticarsene di certo non se ne dimentica Israele. Proporre una qualsiasi conferenza internazionale sul Medio Oriente senza mettere come primo punto il riconoscimento da parte di tutti dello stato ebraico è condurre una campagna contro i mulini a vento o, peggio ancora, portare avanti una politica che mira a danneggiare deliberatamente Israele in favore dei suoi nemici.
Questo Putin non può non saperlo e il fatto che faccia finta di scordarsi le tre condizioni poste dal quartetto per togliere l'embargo economico ai palestinesi, cioè il riconoscimento dello Stato ebraico, degli accordi di pace pregressi e la rinuncia alla violenza, oltre alle risoluzioni Onu disattese da Hezbollah e Iran, la dice lunga sull'effettiva intenzione russa di risolvere i contenziosi medio-orientali.
In fondo, a ben guardare, a chi farebbe comodo un Medio Oriente pacificato? Non certo alla Russia che ha impiantato in quella zona un fiorente mercato di armi, non agli Usa i quali non possono fare a meno di avere in ogni area un gruppo terrorista che minacci la loro “libertà”, non ad Hamas e ad Hezbollah che in una condizione di pace non avrebbero più ragione di esistere, di certo non all'Autorità Palestinese che non potrebbe più lucrare sui milioni di dollari per lo sviluppo, per l'Iran sarebbe addirittura nocivo perché ogni crisi in Medio Oriente distoglie l'attenzione dal suo programma nucleare e per finire non sarebbe utile nemmeno a talune persone in Israele le quali hanno ancora in mente il vecchio progetto dei Savi di Sion e che, purtroppo, in questo momento hanno il potere in mano.
Sette milioni di abitanti in Israele, 3.3 milioni di abitanti in Palestina, 3.8 milioni in Libano, addirittura 67 milioni di abitanti in Iran, questi sono i numeri di quelli a cui farebbe comodo un Medio Oriente pacificato, senza considerare poi l'Iraq ormai nel pieno di una guerra civile con i suoi 23 milioni di abitanti. Sedersi a qualsiasi tavolo delle trattative senza tenere conto di questi numeri, senza considerare che buona parte di queste popolazioni è stanca di essere perennemente in guerra significa continuare a fare quello che si è fatto fino ad oggi: lucrare sulla guerra.
Ben venga allora la Conferenza Internazionale sul Medio Oriente, purché tenga conto prima di tutto delle legittime rivendicazioni dei popoli e delle esigenze di milioni di individui, diversamente sarebbe l'ennesima pagliacciata volta solo a coprire gli interessi dei pochi sulla pelle dei molti, di qualsiasi razza o religione.
Franco Londei
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